Luglio 20, 2024

Inchiesta Echidna: L’infiltrazione della ‘ndrangheta nel Piemonte svelata dalla scomparsa di Rocco Vincenzo Ursini”

Un delitto di ‘ndrangheta ha scosso l’asse Calabria-Piemonte, con implicazioni che vanno ben oltre il semplice crimine. L’inchiesta Echidna ha portato alla luce infiltrazioni mafiose nei lavori della Torino-Bardonecchia e ha rivelato legami imbarazzanti tra colletti bianchi e boss, minacce agli imprenditori e compromessi politici. Al centro di tutto ciò c’è la famiglia Pasqua, composta dal padre Giuseppe e dal figlio Domenico Claudio, che hanno sede sociale a Brandizzo e legami con San Luca.

Le intercettazioni dei carabinieri del Ros hanno fornito prove importanti sulla presunta appartenenza dei Pasqua alla ‘ndrangheta e sulla loro diretta conoscenza delle dinamiche interne dell’organizzazione, coinvolgendo anche personaggi di primo piano come Mario Ursini e Renato Macrì. Mario Ursini, uno dei principali protagonisti della criminalità piemontese sin dagli anni ’80, è stato indicato come capo storico della ‘ndrangheta a Torino da un pentito di nome Rocco Varacalli. Renato Macrì, nipote di Ursini, ha seguito le sue orme nella carriera criminale, con numerose condanne per traffico di stupefacenti, usura, estorsione e altri reati gravi. È stato condannato a un anno e 8 mesi nel processo Minotauro.

Rocco Vincenzo Ursini, nipote di Mario Ursini, è scomparso nel 2009 e il suo corpo non è mai stato ritrovato. Le parole pronunciate da Giuseppe Pasqua, “Con Ursini hanno fatto male… è una brava persona”, e la risposta di suo figlio, “Ma ha già fatto la buca allora… a cena per una festa… c’era già la buca… vi facciamo vedere dove la portavano… avevano fatto già la buca”, potrebbero riferirsi a questo evento. Ursini era il promesso sposo della figlia di Rocco Schirripa, condannato per l’omicidio del procuratore capo di Torino Bruno Caccia. Le indagini si sono concentrate sulla vita notturna di Moncalieri e sull’auto di Ursini, un’Alfa 166, ritrovata in divieto di sosta a Mappano. La sua scomparsa ha lasciato solo poche tracce sparse e la sorella ha fatto appelli disperati a “Chi l’ha visto?”.

L’inchiesta Echidna ha messo in luce la complessità delle infiltrazioni mafiose nella società e nell’economia, sottolineando l’importanza di combattere il fenomeno con la massima determinazione. È necessario un impegno congiunto tra forze dell’ordine, magistratura e istituzioni per smantellare queste organizzazioni criminali e garantire un futuro migliore per le comunità coinvolte. Solo così si potrà porre fine a corruzione, violenza e compromessi politici che minano il tessuto sociale e economico del nostro Paese.

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